Giovambattista di Andrea da Poggibonsi, abate generale degli Olivetani

Giovambattista di Andrea da Poggibonsi, abate generale degli Olivetani
storia di poggibonsi
Tra fede, diplomazia e miracoli: la vita e le imprese del monaco poggibonsese a Monte Oliveto Maggiore

Essere abate, ancora nel tardo medioevo, significava ricoprire una carica assai importante, e non solo dal punto di vista religioso, poiché i monasteri rappresentarono, fin dal primo sviluppo del movimento monacale, anche entità economiche considerevoli. Molti monasteri arrivarono infatti, tramite lasciti testamentari o donazioni varie, a gestire territori anche assai vasti.

Il nostro Giovambattista da Poggibonsi lo troviamo, tra il 1439 e il 1443, a ricoprire la carica  di abate generale degli Olivetani presso il monastero di Monte Oliveto Maggiore, detto così per distinguerlo dagli omonimi monasteri di San Gimignano e di Napoli.

La congregazione degli Olivetani, e quindi il successivo monastero, erano sorti più di un secolo prima per iniziativa del patrizio senese Giovanni Tolomei (poi Bernardo e quindi beato Bernardo Tolomei), il quale, assieme a due suoi amici, Patrizio Patrizi e Ambrogio Piccolomini, anch’essi senesi,  si era ritirato nel 1313 dalla vita mondana per andare a fare l’eremita in un luogo solitario e inospitale detto il “deserto di Accona”, di proprietà proprio della famiglia Tolomei.

Come scrive Torquato Tasso nel suo poemetto dedicato a Monte Oliveto di cui resta purtroppo solo una parte, Giovanni Tolomei era andato…

“… con due compagni al monte

a soffrir sete e fame, ardore e gelo

a privarsi di sonno e di riposo

e Dio pregando in chiuso loco e ascoso…”

La fondazione di un vero e proprio monastero secondo la regola benedettina era stata approvata poi dal vescovo di Arezzo nel 1319. A questa approvazione erano seguite le conferme da parte dei papi Giovanni XXII e Clemente VI. I tre fondatori avevano ceduto all’abbazia tutti i loro beni, ai quali si erano aggiunte poi altre donazioni, in maniera tale che i possedimenti erano arrivati a sfiorare il borgo di Chiusure ed erano sconfinati nella valle dell’Asso. I monaci olivetani si erano così trovati a gestire un notevole territorio, che aveva dato vita ad un’imponente attività agricola che tra le varie lavorazioni aveva tra le principali la coltura della vite.

Giovanni Tolomei con i due amici fondatori della congregazione degli Olivetani

Giovambattista da Poggibonsi è ricordato nelle cronache come uno degli abati  più autorevoli e capaci, sia nel gestire le questioni riguardanti i rapporti del  monastero con l’esterno, sia i rapporti con i confratelli. La parola “abate” deriva da un termine aramaico che significa “padre” e quindi un abate dovrebbe avere nei confronti dei suoi monaci l’autorevolezza ed insieme la comprensione di un padre. Pare che il nostro Giovambattista possedesse entrambe le qualità.

Sotto il suo mandato a Monte Oliveto Maggiore fu finito di edificare il “dormentorio”, composto da una duplice fila di celle sovrapposte, e furono completate altre parti del monastero.

Nel 1439, in qualità di abate generale, Giovambattista approvò la costituzione della comunità delle “oblate”, sorta a Roma attorno alla figura di Francesca Ponziani, poi nota in seguito come S. Francesca Romana. Francesca era un personaggio di spicco, celebre a Roma per la sua generosità e per il coraggio con il quale aveva affrontato diverse tragedie familiari. Nel 1425 lei e nove compagne, tutte appartenenti alla facoltosa  società romana, avevano deciso di costituirsi come oblate presso il monastero di S.Maria Nova a Roma. Le “oblate” ottennero da Giovambattista, abate generale, di poter condurre vita regolare, autonoma e indipendente dalle regole monacali, pur mantenendo uno stretto legane spirituale con l’ordine. Di Francesca Ponziani Giovambattista se ne dovette occupare anche dopo la morte della donna, in quanto nel 1446 fu mandato a Roma dall’allora abate di Monte Oliveto Francesco Ringhieri per verificare quanto di vero ci fosse attorno ai presunti miracoli che sarebbero avvenuti presso il sepolcro della stessa.

Nel 1442, in qualità sempre di abate, ereditò dal nobile e canonico, nonché camarlingo papale, Francesco da Padova, che l’ aveva ricevuta da papa Eugenio IV,  la Chiesa di S.Benedetto Novello posta nella città veneta, arricchita dallo stesso signore di una bellissima e fornita biblioteca e di oggetti vari di valore utili per la sacrestia. Da abile diplomatico, Giovambattista si servì sempre dello stesso signore padovano come mediatore tra il papa e il monastero di Monte Oliveto, per mandare a buon fine alcune richieste riguardanti lo stesso monastero.

Il famoso chiostro affrescato da Luca Signorelli e dal Sodoma

Un cronista dell’abbazia di Monte Oliveto si chiede ad un certo punto della sua cronaca perché tale abbazia, pur avendo avuto vari monaci ed abati capaci di condurre una vita esemplare e di santità, non aveva poi espresso figure di santi canonizzati dalla gerarchia ecclesiastica. A tale domanda il cronista risponde che forse ciò era dovuto al fatto che i monaci, vivendo in isolamento dal mondo cittadino, non erano sufficientemente conosciuti e non si era diffusa la fama delle loro gesta. Molti però, osserva, avrebbero meritato il titolo di santo e tra questi elenca anche il nostro Giovambattista da Poggibonsi.

In una cronaca relativa sempre al periodo del suo mandato si narra tra l’altro anche di un fatto miracoloso che sarebbe avvenuto  attorno all’abbazia. Così il cronista: “Alcuni servitori imprudenti avevano acceso un falò nei pressi dell’Archicenobio, mentre soffiava un forte vento in direzione di esso. In breve la fiamma, abbondantemente nutrita, si appiccò al bosco e alla vigna, avanzandosi minacciosa contro la stalla e la capanna piena di fieno, travolta la quale anche il monastero sarebbe stato preda del fuoco. L’Abate Generale, costernato insieme coi monaci, invitò tutti a seguirlo in chiesa per implorare l’aiuto di Dio; e appena ebbe terminata l’orazione, la fiamma per prodigio restò immobile non ostante che continuasse il vento e poco dopo si estinse”.

Giovambattista da Poggibonsi viene segnalato nel 1449 anche come abate di S.Miniato al Monte a Firenze e procuratore nel trattare l’unione del convento di Sassovivo presso Foligno con quello di Monte Oliveto Maggiore.

La sua morte presumibilmente avvenne nel 1468, anche se le date della biografia di Giovambattista spesso non coincidono perfettamente nei vari testi che lo citano.

V. A.Belforti “Chronologia brevis cenobiorum…” - Milano 1720; L.M.Perego “Guida illustrata di Mointe Oliveto Maggiore” - M. Oliveto, 1903; Miscellanea Stor. Valdelsa, 1904; B.M.Marechaux “Vita del beato Bernardo Tolomei” - Siena 1890; Bull.Senese di St. Patria 1903; A.Bargensis “Chronicon Montis Oliveti 1313-1450” - 1901)

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