Poggibonsi, anno 1774, breve analisi storica di un processo per ''stupro''

Poggibonsi, anno 1774, breve analisi storica di un processo per ''stupro''
processo per stupro
Per una contadina toscana del settecento presentarsi spontaneamente davanti alla Corte del Vicariato di competenza non era cosa da tutti i giorni e da fare a cuor leggero

Per una contadina toscana del settecento presentarsi spontaneamente davanti alla Corte del Vicariato di competenza non era cosa da tutti i giorni e da fare a cuor leggero. Chissà quanto ci avrà pensato dunque la nostra Santa, del fu Bastiano P********, contadina nel Podere del Borghetto, presso Strozzavolpe, appartenente al cav. Ricciardi. Ma alla fine, vinte le ultime titubanze, si decise a salire le scale del Vicariato di Colle la mattina del 2 marzo 1774, spinta sicuramente anche dal fatto che affrontare una gravidanza senza essere maritata significava, oltre che disonore di fronte all’opinione pubblica secondo la mentalità del tempo, anche sicuro disagio economico. Le nuove norme, introdotte dai Lorena, consentivano adesso di citare in giudizio il promesso sposo latitante, alla ricerca di un matrimonio riparatore. Proviamo a seguire passo passo il verbale dell’udienza.

Lo scrivano annota innanzi tutto che quella mattina si trova lì, davanti alla Corte, una ragazza “vestita alla contadina”, la quale fa istanza di essere esaminata, dopo aver giurato di dire solo la verità. Dopodiché il giudice istruttore chiede a Santa di riferire le sue “qualità personali”. Santa dichiara il suo nome, il suo lavoro, la sua residenza e dice di avere “circa 22 anni”.

A questo punto il giudice le chiede che cosa vuole dalla Corte con la sua spontanea comparizione. Lei risponde che pretende di “dare la comparsa” ad un certo Bastiano di Valente T***, contadino del pievano di S.Agnese, nella Potesteria di Poggibonsi, per “averla ingravidata”.

Il giudice chiede in che modo tale Bastiano l’avrebbe ingravidata. Santa racconta allora che da sette anni faceva all’amore con il T***. “Fare all’amore” a quel tempo significava semplicemente incontrarsi e parlarsi, ma, racconta Santa, “dopo la battitura del grano dell’anno passato”, Bastiano aveva cominciato a “farle delle cerimonie e degli scherzi”, baciandole le mani ed il viso e dicendole che la voleva prendere per moglie. Poi, nel mese di settembre, mentre era in un campo a “fare la saggina”, gli scherzi si erano fatti più arditi, finché, un giorno che era in casa da sola, Bastiano l’aveva costretta a concedersi, sempre dietro promessa di matrimonio. La cosa si era poi ripetuta altre due volte, ancora in casa e nel campo, un giorno che era andata a “pascere le bestie”.

Il giudice vuol sapere se ci sono stati altri rapporti dopo quelli narrati e Santa risponde di no, tranne un altro tentativo non riuscito per sua ritrosia.

Viene quindi chiesto a Santa come si è accorta, e quando, di essere incinta e la contadina risponde che se ne è resa conto quando non le sono più “venute le duoglie” come ogni mese.

Il giudice chiede di quanti mesi pensa di essere incinta e Santa risponde che, “secondo il calcolo fatto”, pensa di essere di cinque mesi.

Le viene chiesto a questo punto se ha confidato “a veruna persona la di lei gravidanza” e Santa risponde che, “fatto il Ceppo” [passato il Natale] da poco, lo ha confidato a tale Lucrezia di Francesco Guercini “a solo a solo”, sulla porta di casa sua e non ad altri.

Il giudice allora le chiede se ha più rivisto Bastiano e Santa risponde di sì, che lo ha incontrato e gli ha parlato della gravidanza e che lui le ha detto che “se sarà gravida la piglierà”, come promesso “avanti che si cascasse in questo errore”, ma poi non si è più visto, né fatto sentire.

Si chiede a Santa se ci sono persone che possono testimoniare i suoi rapporti settennali con Bastiano. Santa risponde che lo sanno tutti i vicini che lei e Bastiano facevano all’amore, per averli visti in più luoghi insieme e in più occasioni, ma in particolare Domenico Donzelli, Valentino Donzelli, sottofattore del Padrone, Marianna Frosali, contadina, Giovanni Bambagini, garzone, e la stessa Guercini a cui ha rivelato la gravidanza.

Il giudice a questo punto le chiede se ci sono persone che possono testimoniare che lei, prima della gravidanza, è “vissuta con decoro”. Santa risponde che tutte le persone nominate prima possono testimoniare che “avanti questa disgrazia” è stata “ragazza d’onore e di reputazione” e che non ha mai “dato a dire” di lei in nessun conto.

Si chiede quindi se ci sia qualche persona che possa testimoniare della promessa di matrimonio fatta da Bastiano, ma Santa risponde che le promesse gliele ha fatte quando erano soli, tuttavia  ritiene che al sottofattore del Padrone lo avrà detto di certo.

Il giudice le chiede se conosce il nome di alcuni amici con cui Bastiano possa essersi confidato. La nostra contadina risponde che non li conosce, ma che lui “bazzica a Poggibonsi e gioca con tutti”.

Il giudice vuol sapere se nel corso degli anni sono “intervenuti e passati” dei regali tra lei e Bastiano. Santa racconta che due anni prima lui le ha regalato una “pezzuola” di seta e lei in cambio un paio di calze di lana bianche. Poi non ci sono stati più regali.

Alla richiesta del giudice riguardante le qualità di Bastiano, Santa risponde che è un giovanotto di 22 anni, che fa il contadino per il pievano di S.Agnese e che di lui non ne può parlare male, tranne che per questa cattiva azione di cui non l’avrebbe creduto capace.

Il giudice le fa allora  un’ultima domanda: se prima di Bastiano abbia “amoreggiato e tenuto pratica con altri uomini”. Santa risponde che ha “bazzicato altro che con lui e che pretende soltanto che la sposi.

La Corte quindi, non avendo altre domande da fare, dispone per i giorni seguenti una perizia da parte di due ostetriche, Maddalena, moglie di Tommaso Conti e Teresa, vedova di G:B:Martini, entrambe di Colle, le quali, “con perizia e coscienza”, riferiscano sullo stato di verginità o meno della comparente. La relazione delle ostetriche conferma la versione di Santa, e cioè che è effettivamente incinta di cinque mesi.

Quindi la contadina viene fatta comparire di nuovo di fronte alla Corte, dove deve giurare di “fedelmente custodire il feto” e una volta che l’avrà dato alla luce, di darne notizia alla Corte, alla pena di scudi 50 in caso di omissione, oltre alle pene previste dalle leggi vigenti. Come mallevadore viene chiamato a garantire il fratello di lei, Valentino, alla presenza di due testimoni. Poi inizia la convocazione dei testimoni e quindi dell’imputato.

A differenza di un altro simile già riportato in un articolo precedente, non è dato sapere l’esito di questo processo, ma generalmente poteva finire in due modi: o con il matrimonio riparatore, con tanto di certificato da parte del parroco officiante il matrimonio, o, nei casi peggiori,  con uno sborso di denaro da parte del mancato sposo, che variava, a seconda delle possibilità economiche, dalle 100 alle 300 lire. Importante era per la donna, per far valere le proprie ragioni,  avere una promessa di matrimonio scritta, fatta davanti a testimoni, cosa che la nostra povera Santa non aveva, a quanto risulta. Il processo intentato in questi casi era “per stupro”, anche se nella maggior parte dei casi si capisce essersi trattato di ingenuo cedimento della donna di fronte alla promessa di matrimonio poi non mantenuta. La condizione della donna in Toscana  migliorò sicuramente sotto i Lorena, e specialmente sotto Pietro Leopoldo, grazie ad una nuova legislazione, ma di strada ce n’era ancora molta da fare.

La Pieve di Sant'Agnese

Al di là dell’esito più o meno a lieto fine delle vicende, i verbali di questi atti giudiziari sono comunque estremamente interessanti dal punto di vista storico, in quanto permettono di toccare con mano la realtà quotidiana, i costumi, la mentalità di allora e consentono una serie di osservazioni.

Proviamo ad individuarne alcune:

a) la ragazza, si dice, è “vestita alla contadina”. Nel settecento l’abito faceva il monaco, eccome, nel senso che il modo di vestire contraddistingueva nettamente le varie categorie sociali, più di quanto non accada attualmente. Una volta, ad esempio, i Rappresentanti della Comunità di Poggibonsi fecero scandalo perché durante una cerimonia pubblica si presentarono vestiti in modo non adeguato alla carica, cosicché fu stanziata subito una cifra per l’acquisto di alcuni “lucchi”.

b) Santa dice di avere “circa 22 anni”. Molte persone nel settecento non conoscevano bene la loro età, in quanto l’unico elemento di riferimento erano i registri parrocchiali, spesso però  approssimativi o incompleti.

c) La ragazza nel raccontare la sua vicenda usa come riferimenti temporali “la battitura del grano”, il “fare saggina”, il “Ceppo”. Il tempo nelle campagne era infatti calcolato e scandito, più che sugli anni e sui mesi, sulle stagioni e sulle  attività agricole per quanto riguarda l’anno, sul suono delle campane riguardo al giorno, e sul succedersi delle varie ricorrenze religiose.

d) La contadina trova strano che il suo promesso sposo non abbia rivelato al sottofattore del Padrone (con la P maiuscola) il suo proposito di sposarla. Il padrone, infatti, era anche colui che poteva disporre o meno circa l’opportunità dei matrimoni, a seconda della proporzione tra braccia da lavoro ed estensione del podere e quindi nulla gli si poteva nascondere di affari del genere.

e) I regali, una “pezzuola di seta” e un “paio di calze di lana”, ci fanno capire come nel settecento fosse abissale la disparità di condizione sociale. Ben altri regali circolavano infatti nel mondo dell’aristocrazia del tempo, ma anche in quello borghese cittadino dei professionisti.

f) Interessante anche, sul piano lessicale, l’uso di una  certa terminologia, realistica ed efficace, come “bazzicare”, “fare delle cerimonie”, “dare la comparsa”, “avere le duoglie”, per non parlare dei molteplici e creativi termini per identificare gli organi sessuali maschili e femminili, qui non riportati per ovvi motivi, facenti riferimento al realistico mondo animale dell’ambiente contadino di allora.

Insomma, per chi si occupa un po’ di storia non si tratta solo di prendere atto di un procedimento giudiziario e dei suoi esiti, ma di avere la possibilità di fare un tuffo, come per mezzo di una macchina del tempo, nella realtà quotidiana dell’ambiente contadino di allora e delle relative abitudini di vita, cosa essenziale per poter ricostruire la storia della popolazione quel periodo.

(Per ulteriori dettagli, v. F. Burresi “Poggibonsi nel Settecento” - Eurograf 2022)

In copertina: il Podere del Borghetto in un cabreo dell’epoca

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