Poggibonsi e la figura del prof. Pietro del Zanna, farmacista, docente e naturalista

Poggibonsi e la figura del prof. Pietro del Zanna, farmacista, docente e  naturalista
storia poggibonsese
Tra le persone di spicco della cultura poggibonsese di fine '800 e dei primi decenni del '900 è sicuramente da annoverare il prof. Pietro Del Zanna (1875-1950)

Tra le persone di spicco della cultura poggibonsese di fine '800 e dei primi decenni del '900 è sicuramente da annoverare il prof. Pietro Del Zanna. (1875-1950).

Ultimo nato di una serie di otto figli avuti da Giovacchino e Zoele Pieraccini, Pietro si laureò in farmacia e affiancò per un periodo nell’attività di famiglia il fratello Giuseppe. Poi però conseguì una seconda laurea in scienze naturali. Questa materia costituì la sua vera passione, che lo portò ad insegnare nei licei di varie città italiane (Sassari, Varese, Venezia, Bologna, Livorno, Siena) e a compiere una serie di ricerche geologico-naturalistiche in varie parti d’Italia, con una particolare attenzione però al territorio di Poggibonsi e dintorni.

Nella sua breve storia della famiglia, Fabio Del Zanna lo definisce “uomo di grande probità e di proverbiale integrità morale… celebre per la sua innata arguzia e per l’inesauribile capacità di raccontare aneddoti e facezie divertentissime”. Fu autore di numerose  pubblicazioni di carattere scientifico, ma anche di “libelli satirici  con cui sferzava i costumi del tempo”.

A Poggibonsi lo troviamo spesso oratore durante le cerimonie pubbliche: nel 1907 parla davanti alla popolazione riunita a casa Bonfanti a celebrare il centenario della nascita di Garibaldi; nel 1909 tiene una conferenza sul tema “Viterbo e il suo territorio” a beneficienza dell’Asilo Infantile di Poggibonsi; nel 1926 una conferenza sul tema “Natura ed arte in Valdelsa”, corredata da proiezioni di immagini.

Nel 1918 risulta presidente dell’Unione Generale degli Insegnanti Italiani.

Sul Bollettino della Società Geologica Italiana pubblica alcuni studi interessanti riguardanti il territorio di Poggibonsi e della Valdelsa. Nel numero dell’anno 1899 appare ad esempio uno studio dal titolo “Fenomeni carsici in Valdelsa”, nel quale, dopo aver descritto il percorso del fiume Elsa, le sue sorgenti e le caratteristiche del territorio attraversato dal fiume dal punto di vista geologico, si sofferma in particolare a parlare dei fenomeni carsici del Montemaggio, con le sue numerose, misteriose e profonde cavità (Buca a’ Frati, Buca dell’Istrice, Buca al Cane, Buca di Poggio al Fumo, Buca al Vento, Buca a’ Cinghiali e via dicendo).

Aiutato dai contadini abitanti la zona, si cala ad esplorare alcune di queste cavità finché i mezzi lo consentono ed osserva in particolare che la Buca al Vento, posta quasi in sommità del monte, è interessata da un fenomeno strano: in estate l’aria esterna è attratta dentro la cavità; il fumo di un sigaro, o una manciata di foglie, vengono letteralmente inghiottiti dalla buca, alla velocità di un sasso lanciato dall’alto verso terra. Contemporaneamente osserva che nella Buca al Fumo, posta in basso, presso la località Gallinaio, avviene il fenomeno opposto. Il Del Zanna spiega tutto questo con la differenza termica tra l’aria interna ed esterna.

Sempre del 1899 è uno studio sui quattro laghi di S.Antonio, Lago Scuro, Ausciana e Auscello. Quest’ultimo quando scrive il Del Zanna è ormai prosciugato ed anche l’Ausciana è ridotto a terreno acquitrinoso coperto da piante palustri. Gli altri due laghi vengono esplorati dal Del Zanna, che servendosi di una barca ed aiutato da gente del luogo, ne misura la profondità, la forma, le dimensioni, dopodiché ne annota l’origine, dovuta secondo lui a “sprofondamenti i quali si produssero nel travertino pulverolento e nel tufo calcarizzato di cui è fatta tutta la zona adiacente” e quindi per “il franare di volte e cavità sotterranee”, fenomeno che, osserva, non è affatto concluso e che giustifica i rumori percepiti a volte dagli abitanti del luogo.

Nello stesso articolo il Del Zanna non manca di accennare ad un paio di leggende legate ai laghi stessi, leggende che chi scrive ha narrato in altro apposito articolo e nel recente libro “Poggibonsi Racconta, 180 storie vicine e lontane”.

Sempre sullo stesso Bollettino esce nel 1901 una minuziosa ricerca del Del Zanna dal titolo “I travertini e le incrostazioni attuali dell’Elsa”.

Pietro Del Zanna fu però anche appassionato ed esperto estimatore dell’arte. Sulla Miscellanea Storica della Valdelsa esce infatti nel 1918 un suo articolo dedicato ai restauri effettuati nel corso degli anni nella Chiesa di San Lucchese. Quando scrive il Del Zanna non sono ancora tornati i frati, la cui comunità era stata sciolta in epoca napoleonica, e la chiesa è amministrata da un prete, con la funzione, appunto, di rettore. Il Del Zanna, dopo una breve ma attenta descrizione architettonica ed artistica della chiesa stessa, elenca i vari restauri effettuati dal can. Luigi Valiani e dall’allora rettore can. Giovanni Neri, restauri eseguiti anche grazie alle donazioni di persone come il Galli Dunn, proprietario di Badia, o il cav. Cuccoli, proprietario della villa omonima, e di altri benefattori. I restauri riguardavano il pavimento della chiesa e del chiostro, l’occhio centrale della facciata, come pure i finestroni laterali e absidali, l’altare maggiore, la cappella del santo, le volte del portico e del chiostro, dove il pozzo era stato liberato da un brutto abbeveratoio che lo deturpava, ecc…

Le condizioni dell’edificio restavano tuttavia ancora precarie. Pietro Del Zanna annota, dicevamo, tutto questo, nel 1918. Sette anni dopo, il 9 agosto del 1925, i frati francescani fecero ritorno a San Lucchese, che quindi tornò ad essere sede di convento.

(V. Boll. Soc. Geologica Italiana, varie annate; Misc. Stor. Valdelsa 1918; F. Del Zanna “Breve storia della famiglia Del Zanna”; La Nazione, La Vedetta Senese; Burresi-Minghi “Poggibonsi dal primo novecento al fascismo”, 2016)

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