Poggibonsi e la proposta di una strada ferrata a cavalli

Poggibonsi e la proposta di una strada ferrata a cavalli
storia poggibonsese
La strada tra Poggibonsi e Colle presentava allora alcune criticità, nei pressi del ponte sul fiume Elsa, ma soprattutto in prossimità del colle di Maltraverso

La realizzazione della Ferrovia Centrale Toscana, inaugurata nel 1849, dette sicuramente nuovo impulso economico ai centri urbani che attraversava, come Castelfiorentino, Certaldo e soprattutto la nostra Poggibonsi, ma contemporanea-mente tagliò fuori  dal flusso di merci e viaggiatori un centro come Colle Val d’Elsa, che eccelleva per manifatture e lavorazioni, come quella del ferro o del vetro e che poteva contare su una forza idraulica come quella assicurata dalle acque perenni del fiume Elsa, ma che vedeva allontanarsi gli imprenditori per la difficoltà, appunto,  dei collegamenti.

La strada tra Poggibonsi e Colle presentava allora alcune criticità, nei pressi del ponte sul fiume Elsa, ma soprattutto in prossimità del colle di Maltraverso, per superare il quale i carrettieri e barrocciai dovevano spesso ricorrere al trapelo, ragione per cui si cominciò a discutere di un possibile collegamento ferroviario anche con Colle. Questo per il momento restava solo un sogno, la cui realizzazione poteva meglio essere giustificata dalla costruzione di una nuova rete ferroviaria, una “Strada Ferrata Maremmana” che proseguisse quindi ben oltre Colle.

Le risorse però mancavano per un progetto di tale portata, sia a livello locale che statale, per cui sulla rivista “Lo Spettatore” del novembre 1855 si avanzò una proposta da parte di un ignoto cronista, il quale ipotizzava la realizzazione lungo il corso del fiume Elsa di una “ferrovia a cavalli”, una via rotabile, cioè, con vagoni identici a quelli della Strada Ferrata Centrale, ma trainati da cavalli da tiro, sul modello di alcune tratte presenti già in Francia, in Gran Bretagna e negli Stati Uniti.

La ferrovia a cavalli,  si legge nell’articolo, “costa poco, perché le rotaie sono molto più leggere e il loro mantenimento è quasi nullo, restandone esclusi i due grandi elementi di degradazione, che sono l’enorme peso delle macchine locomotive e la loro velocità”.

Ma lo stesso cronista aggiunge subito dopo che “conviene riflettere che questa strada a guide di ferro non potrebbe interamente soddisfare a tutte le occorrenze di molte persone che con carri, barrocci, barroccini e qualche carrozza  hanno bisogno di percorrere in tutte le ore del giorno la strada da Poggibonsi a Colle e viceversa; le quali non potrebbero adattarsi alle partenze sistematiche dei treni a cavalli coincidenti con l’orario della via Ferrata Centrale Toscana. Siffatte occorrenze riguardano specialmente i campagnoli abitanti in prossimità della indicata linea soprattutto nei giorni in cui cadono i floridi mercati di Colle e di Poggibonsi e in tutti gli altri giorni ancora, essendo il carreggio tra i due paesi continuo”.

Nell’attesa si auspicava così nell’articolo la realizzazione di una nuova strada, sempre lungo il corso dell’Elsa, magari costituendo un’apposita società per azioni, e prevedendo anche il pagamento di un piccolo pedaggio. “La strada riuscirebbe più breve – si dice – e risparmierebbesi  le spese per i trapeli”, essendo praticamente tutta quasi pianura. Ciò, si continua nell’articolo, “permetterebbe il commercio dei manufatti delle industrie colligiane, dei generi frumentari e di quelli agricoli, del legname e dei marmi di cui è ricca la zona e il trasporto del sale da Volterra verso i compartimenti di Siena ed Arezzo”.

L’articolo è datato 24 novembre 1855.

Le cose poi, come noto, andarono diversamente e si arrivò alcuni anni dopo alla costruzione di un tronco ferroviario vero e proprio che mise in collegamento Colle con la stazione di Poggibonsi, come narrato in altro articolo dal sottoscritto.

(V. “Lo Spettatore” n° 45 anno 1855; L.Guerranti - G.Mantelli “Un treno per Colle”, Poggibonsi, ASTOP 2010; F. Burresi “Poggibonsi racconta - 180 storie vicine e lontane” 2024, in prossima uscita)

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