L’Abbazia di S.Michele a Marturi, già oggetto di un precedente articolo dedicato al suo primo abate Bonomio, ha una data di nascita precisa, il 998 d.C., come ci ricordano gli storici Pratelli ed Antichi. In tale data il marchese Ugo di Toscana, regnante l’imperatore Ottone III di Sassonia, edificò nel luogo dove già sorgeva un antico castello una Chiesa in onore di S.Michele Arcangelo con relativo annesso monastero, affinché i monaci servissero “il Signore secondo la regola di S.Benedetto”.
La donazione di Ugo di Toscana non si limitò all’edificazione dell’abbazia: la stessa fu infatti dotata di una notevole quantità di beni stabili, fondi agricoli e boschivi situati, come ci raccontano gli storici sopra citati, nelle località di Gavignano, Padule, Cinciano, Lilliano, Vegi, Cispiano, Villole, Cedda, Petrognano, Bibbiano, Talciona, Megognano, Paterno, Papaiano ecc…
? un periodo storico questo in cui si formano, grazie alle donazioni di sovrani, feudatari, ricchi privati, grandi, e a volte enormi, patrimoni ecclesiastici. L’abbazia diventa in tal modo non solo luogo di preghiera, di studio e di lavoro, ma anche centro di potere economico e l’importanza della figura dell’abate travalica il semplice significato della carica ecclesiastica.
Sfatato ormai dagli storici più accorti il mito, costruito nel tempo tramite supposizioni divenute certezze, del presunto terrore della fine del mondo che gli uomini avrebbero provato all’approssimarsi dell’anno mille, resta il fatto tuttavia che molti signori e regnanti pensavano, una volta prossimi a rendere l’anima a Dio, di regolare i conti con la propria coscienza facendo ampie donazioni alla Chiesa.
Ricordàno Malespini nella sua “Istoria Fiorentina” a proposito dell’edificazione dell’Abbazia di Marturi, come di altre abbazie, ci dà una descrizione dei fatti un po’ leggendaria, ma accattivante. Ci narra infatti che un giorno Ugo di Toscana “essendo a cacciare nella contrada di Buonsollazzo, per lo bosco si smarrì dalla sua gente e capitò in sua visione a una fabbrica, là dove s’usa di far lo ferro. Quivi trovando uomini neri e formati, che in luogo di ferro pareva che tormentassono con fuoco e con martello, domandò ciò che era. Fugli risposto che erano anime dannate e che in simili pene era dannata l’anima del marchese Ugo di Toscana per la sua vita mondana, se non tornasse a penitenza. Il quale, atterrito, s’accomandò alla Vergine Maria e, cessata la visione, rimase compunto sì che, tornato in Firenze, tutto suo patrimonio fece vendere e fece fare sette Badie”.
Le sette badie che Ugo fece edificare furono, nell’ordine, la Badia Fiorentina, quella di Arezzo, la Badia di Buonsollazzo sul Monte Senario, la nostra Abbazia di S.Michele a Marturi, quella di S.Michele alla Verruca di Pisa, quella di Città di Castello e quella di S.Salvatore e S.Lorenzo a Settimo, presso Scandicci.
Tutte, ci racconta il Malespini, “le dotò riccamente e vivette poi con la sua donna in santa vita. Non ebbe figliuoli e morì in Firenze il dì di S.Tommaso Apostolo e fue seppellito nella Badia di Firenze”.
(V. C. Antichi “Poggibonsi” 1965; F. Pratelli “Storia di Poggibonsi” 1990; R. Malespini “Istoria Fiorentina”1816)
Nell’immagine: il castello di Badia edificato sui resti dell’antica abbazia

